Barbara Balbi attualmente Ph.D. candidate in Humanities and Technologies presso Università degli Studi di Napoli Suor Orsola Benincasa-Centro di Ricerca "Scienza Nuova". Un passato da restauratrice, storica dell'arte. Ha lavorato lungamente e praticamente alla conservazione e al restauro del patrimonio storico artistico su diverse tipologie di superfici e materiali. Oggi si occupa delle modalità di interazione tra nuove tecnologie e scienze umane, soprattutto tra nuove tecnologie e Beni culturali ponendo grande attenzione all'impatto che su di essi sta avendo la ricerca nel campo che oggi viene definito come "Neuroestetica". La ricerca che porta avanti insieme a un gruppo multidisciplinare di ricercatori si orienta soprattutto verso la comprensione delle modalità in cui le scoperte fatte attraverso l'analisi dei dati sensoriali e della percezione possono aiutare a progettare nuove forme di fruizione, valorizzazione e studio dei beni storico artistici.

Guarda come guardo: la condivisione delle esperienze di fruizione artistica

L’utilizzo, la condivisione e visualizzazione dei dati rappresentano una sfida importante in quella che si preannuncia come la cosiddetta Data Driven Economy. Il nodo chiave è l’efficacia delle modalità di condivisione della grande mole di dati di cui, è noto, solo una piccola parte viene sfruttata. Le scienze dell’Information Design forniscono strumenti che consentono di spiegare fenomeni complessi, utilizzando semplici raffigurazioni di dati quantitativi, spesso attraverso rappresentazioni dinamiche e interattive. Le Digital Humanities raccolgono la sfida sfruttando queste nuove opportunità. In particolare, nel campo della discussa valorizzazione dei beni culturali, sembra finora si sia colto solo in minima parte il peso delle innovazioni a disposizione, ritenendolo ancora come poco funzionale allo sviluppo dei servizi offerti. Questo studio propone una modalità di rappresentazione e condivisione dei dati relativi all’interazione tra esseri umani e opere d’arte, usando metodologie e strumenti mutuati dalle scienze dell’informazione. L’interazione è intesa, in questo lavoro, nell’esperienza di fruizione di un’opera pittorica, mentre i dati, relativi a tale dimensione immateriale, sono di carattere psicofisiologico, legati al percorso visivo effettuato nell’esplorazione dell’opera. Oltre a fornire interessanti spunti per l’arricchimento interpretativo dell’opera d’arte, la rappresentazione proposta per le esperienze di osservazione rende possibile la condivisione ed il confronto dei rapporti intangibili ed intimi tra osservatore e opera

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